Perché fare un corso, se di quell’argomento ne hai già parlato sul blog?

Novembre per me è stato il mese della formazione: sono stato impegnato in vari corsi, destinati a target diversi, focalizzati su altrettanti argomenti differenti. Una di queste settimane è stata particolarmente impegnativa e tutto questo correre da una lezione all’altra mi ha fatto pensare che valesse la pena di condividere la felicità che mi mette l’insegnamento e il confronto che si crea con i corsisti, così ho coinvolto i partecipanti chiedendo di farci un selfie e, una volta raccolti tutti, chiunque avrebbe potuto consigliarmi un’associazione di volontariato a cui offrire una consulenza gratuita [ho raccontato meglio quest’iniziativa in un post].
Come dicevo, abbiamo parlato di vari argomenti, alcuni dei quali sono stati trattati anche qui sul blog. Una domanda che ho voluto fare ai partecipanti è stata: “Se condivido contenuti riguardanti il tema che stiamo trattando al corso anche sul mio blog, perché vale la pena di frequentare il corso? Cosa cambia?”. Voglio parlarne anche qui, perché le risposte sono state diverse e penso sia interessante capire come mai non c’è nulla di male nel trattare online sul sito, quindi gratuitamente, gli stessi argomenti presi in esame durante un corso offline, a cui bisogna iscriversi (quindi pagare).

 

Un post è per sua natura riassuntivo

Se parliamo di pagine Facebook, ad esempio, è naturale che io debba rivolgermi a tutti, quindi parlare sia a chi ha già una pagina, sia a chi non ce l’ha; inoltre dovrò fare un discorso generale, visto che non potrò sapere quale attività vuole promuovere ogni mio lettore. Al corso è diverso, all’inizio ci conosciamo e chiedo ai partecipanti di cosa si occupano: le lezioni successive sono calibrate tenendo conto delle esigenze e delle situazioni in cui si muovono i corsisti.
Se dovessi scrivere un post su un argomento trattandolo da cima a fondo, probabilmente il post si trasformerebbe in un ebook!

photo: lockandstockphotos.com

photo: lockandstockphotos.com

La questione tempo

Il corso richiede un tempo che va ben al di là delle ore impiegate a lezione.
Andiamo per gradi:

prima del corso

si pongono diverse questioni, va presentato un programma che sia coerente con la consegna ricevuta. Se inizialmente si parla “a grandi linee”, dopo poco bisogna entrare nei dettagli: quante lezioni? Di quale durata? Quali argomenti per ogni lezione? Cosa bisogna escludere e cosa, invece, non può proprio mancare? Dopo di che, le lezioni vanno preparate, una per volta, slide dopo slide. E se si vuole evitare un clima eccessivamente statico, bisogna pensare a qualcosa per coinvolgere i corsisti, rendendoli parte attiva.

Durante il corso

Questa è la portata principale dell’ideale nostro pranzo: si vede se le slide funzionano e si calibrano le altre di conseguenza. Già, perché bisogna sfatare il mito dei corsi preconfezionati: esistono, così come esistono i risotti in busta, ma chi li sceglierebbe, paragonati a un buon risotto ai funghi appena colti?
Insomma, in ogni lezione anche chi tiene il corso impara, e in base alla reazione dei corsisti si ragiona sul da farsi.

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photo: instagram

Dopo il corso

Tra una lezione e l’altra ci sono gli esercizi da correggere. Mi piace la personalizzazione e per quanto possibile do la piena disponibilità ai partecipanti: spesso possono contattarmi via mail per chiarire eventuali dubbi, in modo da svolgere al meglio i compiti.
Mi piace anche lasciare qualcosa a fine corso, una cosa concreta, che possano portarsi a casa e che gli sia utile, magari un riassunto grafico dei contenuti principali.

Il tempo che il corso richiede nella preparazione e nella gestione è totalmente investito sui partecipanti, che quindi avranno a disposizione un pacchetto studiato ad hoc, che un contenuto sul blog non potrebbe offrire.

Iterazione

Al corso, superati i momenti di timidezza iniziale, le domande non mancano mai. Questo è certamente un valore aggiunto dell’incontro offline; il blog dà la possibilità di commentare, ma non è così immediato come l’idea di alzare la mano in un’aula e chiedere qualcosa. Inoltre, passata la prima lezione ci si inizia a conoscere e gli spunti di una persona possono essere terreno fertile per le riflessioni anche di altri: il confronto è il valore aggiunto dei corsi.

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photo: Facebook

Blog e corsi sono due realtà differenti, entrambe importanti per me: se i corsi sono parte integrante della mia offerta, non potrei mai rinunciare al blog perché mi permette di rivolgermi a un maggior numero di persone, di incuriosirle e – magari – di creare in loro un interesse che le porti poi a iscriversi ai corsi. Una cosa serve all’altra, spesso.

E voi, cosa ne pensate dei contenuti condivisi gratuitamente? Ne proponete nella vostra attività?

 

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