Lavorare in proprio e da casa: pro e contro

“Oh, beato te che sei sempre a casa!”
Questa è una delle tipiche frasi che capita di sentirsi dire quando si è freelance e non si ha un ufficio separato dalle mura domestiche. La reazione – specialmente se affermazioni di questo tipo vengono fatte attorno a un tavolo di un pub, dopo cena per gli altri e invece per te ancora prima di cena, perché sono le 22.30 ma tu non hai ancora avuto modo di fermarti un attimo – dentro di me è più o meno questa:


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Non sempre è facile per chi fa mestieri diversi dai più “classici” far capire ad altri, anche coetanei, che lavoro si svolge e quanto essere freelance sia impegnativo.
Per facilitare le cose, ho deciso di fare una breve lista che possa chiarire le idee; una di quelle cose che sarebbe bello poter consegnare su un foglio stampato* – da conservare, naturalmente – a chi in tutta spontaneità fa esternazioni sul nostro lavoro sullo stile di quella in apertura del post.

Avere la partita iva non vuol dire lavorare quando si vuole

Aprire la Partita Iva è una cosa molto seria, che comporta non pochi sbattimenti mentali. Se, come me, non siete pratici di conti, tasse, burocrazia e cose simili è necessario farsi seguire da un commercialista e non uno qualsiasi, ma uno di quelli bravi, uno che non vi metta soggezione e a cui potrete fare tutte le domande che vorrete [SPOILER: davanti al commercialista farete più e più volte la figura dei fessi, “cadrete dal pero”, e dovrete chiedere di ripetere lo stesso concetto – probabilmente per lui basilare – almeno quattro o cinque volte per arrivare ad afferrarlo]. Una volta aperta, questa benedetta Partita Iva, non ha vita propria; non è un contratto a tempo indeterminato che una volta firmato vi fa tirare un sospiro di sollievo [e anche lì sono punti di vista…]: il vostro datore di lavoro siete voi e, almeno per i primi tempi, sarete anche il vostro ufficio marketing, il responsabile del personale e l’ufficio amministrativo. Cosa significa? Che probabilmente, alla fine della vostra to do list giornaliera inerente ai lavori da svolgere dovrete fare i conti con un’altra to do list – anche meno divertente – delle questioni collaterali da seguire. Non è un’optional, va fatto. Anche se sono le 7 di sera e state lavorando dalle 8 del mattino. Ne va dei vostri conti, quindi del vostro portafogli a fine mese.

“Oh che figata, lavori da casa! Puoi fare quello che vuoi!”

Ehm…no.

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Lavorare da casa non significa fare quello che si vuole, anzi. Qualunque sia la vostra situazione casalinga, bisogna fare i conti con diverse cose:

  • La vita in una famiglia numerosa

    Vivere in una famiglia numerosa e lavorare da casa sono due cose davvero difficilmente conciliabili. Spiegare alla mamma che non si sta davanti al computer per giocare è una delle grandi missioni di tutti noi nati negli anni ’80 con genitori che non riescono bene a distinguere computer e play station. Questo comporta – come potrete immaginare – diversi disagi dati dall’idea di chi vi sta attorno che voi non stiate facendo niente.
    State avendo una Skype call con un cliente? Potrebbe succedere che suonino il campanello ripetutamente, oppure che vi chiamino per chiedervi di svolgere questa o quella mansione perché “tanto sei a casa, cosa ti costa?!” E invece costa eccome, in termini di tempo e quindi anche in termini economici.

  • Vivere da soli e lavorare da casa

    Non potete immaginare i rischi che correte. In meno di un mese la vostra casa potrebbe diventare un magazzino zeppo di cose buttate da tutte le parti; in momenti di lavoro particolarmente intenso, potrebbe succedervi di non uscire di casa per giorni e di vivere in uno stato di abbrutimento estremo, vostro e dell’ambiente che vi circonda, rischiando di trasformarvi in un orco o in qualcosa di simile.
    Al contrario, per i maniaci dell’ordine si può correre il pericolo di ridursi a lavorare tra una pulizia e l’altra perché “Ah ma prima ho visto che sulla mensola della cucina c’era polvere” oppure “Oggi con questo nuvolo è la giornata giusta per pulire i vetri” e ancora “Solo cinque minuti per svuotare i pensili della cucina, ripulirne l’interno, lavare i contenitori e riporre tutto”.

Insomma, lavorare da casa rischia di tirare fuori la parte peggiore di noi.

Coniugare lavoro e vita sociale

Anche qui, la questione va vista da due prospettive:

  • freelance non vuole dire “tranquillo, penso a tutto io tanto lavorerò in un altro momento”

    Se avete un amico che è freelance non approfittate del suo buon cuore. Sembra molto uno spot di quelli “non abbandonate il vostro cucciolo per partire per le vacanze”, lo so, ma anche in questo caso la questione è seria. Se un vostro amico lavora come freelance può gestire più liberamente il suo tempo, ma questo non significa che possa occuparsi di tutto lui: non può ritirarvi i vestiti in lavanderia, non può fare un salto in posta per voi, non potete recapitare a lui i pacchi del corriere un giorno sì e l’altro pure. Immaginatevi se in una mattinata in ufficio foste obbligati, perché è in quelle condizioni che mettete il vostro amico, ad interrompervi mille volte per svolgere compiti a cui non avete potuto dire di no: come minimo di conseguenza dovreste fermarvi al lavoro ben oltre gli orari stabiliti per finire i vostri compiti.

  • Darsi degli orari è fondamentale

    Ripetiamo insieme: “Non sono un cardiochirurgo. Non sto salvando vite umane. Se oggi non porto a termine la mia to do list, non morirà nessuno”.
    Uno dei difetti di noi lavoratori in proprio è quest’ansia tremenda del “non aver fatto abbastanza”, che spesso ci porta a lavorare 10-12 ore al giorno per una sorta di senso del dovere, come se dovessimo ripagare qualcuno per questa grazia del lavorare da casa ricevuta da chissà chi. Beh, la verità è che non è una grazia, è una scelta e anche faticosa: dobbiamo ringraziare noi stessi e non mancarci di rispetto imponendoci orari di lavoro disumani e, per altro, controproducenti.

Lavorare da casa può essere una condizione di passaggio, semplicemente perché ancora non ci si può permettere uno studio, o una scelta ragionata. In entrambi i casi, non è più leggero di un lavoro in ufficio. Ha dei vantaggi, indubbiamente: sono tutti quelli che vi vengono in mente, spontaneamente, quando dai vostri orari prestabiliti sognate la libertà di tempi e spazi gestiti autonomamente. Il detto “non è tutto oro quello che luccica” però qui calza a pennello: non è semplice come sembra e – come avevo già accennato qui – bisogna pensare bene ai pro e ai contro di questa scelta che, oltre che una scelta lavorativa, è una vera e propria scelta di vita!

>> Se ne parlerà approfonditamente – specialmente del bello di questa scelta! –  al Freelance Day di Torino il prossimo 22 ottobre; per chi fosse nelle vicinanze, un appuntamento da non perdere!


* Purtroppo non si può fare davvero, sarebbe poco cortese. In altri contesti, però, una lista stampabile è davvero una cosa da poter condividere, come per la questione del corretto utilizzo della posta elettronica di cui avevamo parlato in un post di metà settembre >> cliccando qui potrete scaricarvi una lista ironica per aiutare voi e i vostri colleghi/amici a non intasare la casella del prossimo!

 

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