Perché andare in ferie serve

Questo post vuole essere un appunto, quasi un memento da ricordare: andare in ferie serve.
Quest’anno ci siamo concessi una pausa brevissima, di soli quattro giorni, a Roma, città che personalmente non avevo ancora visitato. [So già che qui partirà la classica reazione: “Ma come?! Non eri mai stato a Roma?!”. Un grande classico che mi è stato ripetuto spesso prima della partenza].
Beh, in effetti è un vero peccato non aver mai visto una meraviglia del genere! Se non ci siete mai stati, che dire… andateci, in sole tre ore di treno vi troverete nella città più bella del mondo.

Una foto pubblicata da Matteo Zangrandi (@matteozangrandi) in data:

Il viaggio è stato un regalo di compleanno, perché chi mi conosce bene sa che per me staccare è davvero molto difficile. Prendere la decisione di chiudere il pc, l’agenda e usare il cellulare solo per qualche foto su instagram è una scelta che per anni ho rimandato. I primi tempi da freelance non sono semplici da gestire e la bella storia del “fai della tua passione il tuo lavoro” non è realistica, o almeno non esaustiva; perché la passione è un ingrediente fondamentale, è vero, ma per buona parte del tempo ci si ritrova a svolgere compiti che di appassionante hanno ben poco, ma che richiedono molta concentrazione perché fanno sì che i nostri progetti vadano avanti col vento in poppa [ah, maledetta burocrazia/contabilità!].
Un susseguirsi di motivazioni mi ha sempre bloccato dal prendere la decisione di chiudermi alle spalle la porta di casa e partire, anche per poco. Dopo il viaggio in Irlanda dello scorso anno, i quattro giorni a Roma però mi hanno confermato la fondamentale importanza che ha l’allontanarsi dal proprio posto di lavoro e dalle consuetudini casalinghe. Già, perché per chi lavora da casa, le cose si intersecano continuamente, quindi staccare standosene sempre tra le solite quattro mura è impensabile.

Con la partenza per Roma ho imparato alcune cose, le scrivo qui perché penso che potrebbero essere utili ad altri che si trovano nel mio stesso limbo tra senso del dovere e stacanovismo:

  • un viaggio o un periodo di ferie non compromettono la nostra credibilità professionale.
    Anche i chirurghi d’urgenza o i pompieri vanno in ferie, perché non dovremmo permetterci di staccare proprio noi?
  • Ferie vuol dire non essere reperibili. Sempre per il discorso fatto nel punto precedente, se può permetterselo un chirurgo, direi che anche noi possiamo spegnere il telefono o non rispondere alle mail.
  • I social in ferie sono uno svago; quindi, no, la pagina facebook della nostra attività professionale non va aggiornata. Non vanno controllati i commenti e i messaggi per essere sul pezzo e rispondere in fretta. Chi ci ha scritto, dovrà attendere.
  • Visto che per lavoro mi occupo di comunicazione, sembra futile dirlo, ma in realtà questo è un punto di fondamentale importanza: siate chiari nel comunicare quando e per quanto non sarete presenti online. Noi l’abbiamo fatto anche ad agosto, con questo post. E non eravamo in ferie.
    Ma saper dire a chi ci segue abitualmente sui social o sul sito, o anche a chi ci trova sul web per la prima volta, per quanto e per che motivo non ci troverà è sempre un’ottima cosa.
  • Cambiare aria fa bene anche ai progetti lavorativi. Sembra un po’ di fare le pulizie di primavera, dopo la casa è pulita e appare quasi più grande, pronta ad accogliere i momenti che verranno; lo stesso succede con le nuove idee che abitano i nostri pensieri, spesso si delineano proprio dopo una pausa, un periodo di stop in cui il cervello ha modo di “ossigenarsi” dai ritmi della quotidianità.

Ora che il lavoro è ricominciato a pieno ritmo, l’idea di ritagliarci un altro piccolo periodo di pausa non mi spaventa più, anzi. Addio ai sensi di colpa preventivi, stiamo già cercando un biglietto aereo per una fuga di qualche giorno in Europa a dicembre.
Le ferie servono sempre, anche se il nostro lavoro ci piace, anche perché poi tornare è bello.

 

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